L’integrazione, da A Ciambra (candidato agli Oscar 2018) a Il buco nella rete

Ci sono dei temi che sono come nodi mai sciolti in quella trama complessa che è l’inconscio collettivo. Uno di questi è l’integrazione tra popoli – in particolare con i Rom. Così, capita che gli artisti trovino in quella necessità di elaborazione un’enorme fonte d’ispirazione.

Necessità. È proprio questa che ha mosso Jonas Carpignano, regista italo-americano, quando ha deciso di ambientare il suo A Ciambra (prodotto, tra l’altro, da Martin Scorsese) nella comunità Rom di Gioia Tauro. Oltre ogni previsione, il film è stato candidato agli Oscar 2018, superando nei gradimenti dei giudici produzioni ben più commerciali. Carpignano, trentatreenne autore di Mediterranea, credeva talmente poco di avere una chance, che ha passato la notte della nomina alla festa annuale di San Cosimo e Damiano, a bere e ballare insieme a tutti gli zingari della zona. Il giorno dopo ha ricevuto la telefonata, e si è detto sotto shock.

La stessa necessità che ha mosso il giovane regista, proprio quest’anno ha ispirato un’altra forma d’arte. Il buco nella rete, di Marco Gastoni e Nicola Gobbi, è un graphic novel (presentato nella collana Tipitondi) destinato a una generazione ancora da formare, e persegue l’obiettivo coraggioso di indicare una via, quella dell’integrazione. Il protagonista è un bambino, Doriano, che frequenta una scuola democratica. Durante una partita di calcio, per sbaglio tira il pallone troppo in alto, troppo lontano – oltre la rete. Doriano scoprirà che nessun posto è mai troppo lontano, se si segue la propria curiosità naturale. Infatti, dall’altra parte c’è un campo Rom, e un altro bambino, Milo, impegnato in affascinanti acrobazie con una palla rossa. Nasce tutto da questo: dalla voglia d’imparare, di scoprire il diverso e di arricchirsi nello scambio reciproco.

Il buco nella rete è un fumetto pieno di speranza, mai scontato, mai buonista, solo genuinamente buono. Un libro commovente, che sa toccare le corde di chiunque abbia desiderato anche solo per un attimo tendere la mano all’altro, e che l’altro tendesse la mano verso di lui.

Il buco nella rete, come A Ciambra, non è mai pedagogico: propone solo un’alternativa. Che poi forse è proprio il ruolo dell’arte. Mai imporre, solo suggerire, sussurrarti all’orecchio che il mondo può ancora essere diverso da com’è. Del resto, le reti dividono, impongono, separano – un buco in una rete è solo una possibile via di fuga. Sta poi al lettore decidere se accontentarsi della barriera, o oltrepassarla.

Autore dell'articolo: Emanuele Di Giorgi