Il booktrailer del romanzo L’amore a vent’anni di Giorgio Biferali

Buona visione con il booktrailer del romanzo
ambientato a Roma e a seguire un’ intervista all’autore

 

Intervista all’autore Giorgio Biferali:

Con L’amore a vent’anni la collana Romanzi diretta da Vanni Santoni arriva al quattordicesimo titolo, che salutiamo, felici, pubblicando una breve intervista a Giorgio Biferali. L’autore ci dà qualche indizio, disegna una piccola mappa che gli ricorda, e svela a voi che lo leggerete, perché ha scelto di affrontare un tema difficilissimo, facile da sgualcire, come l’amore, e quali sono gli artisti che, come dei padri spirituali, lo hanno accompagnato durante la stesura, insieme a ciò che spesso, in aggiunta al filtro letterario, conta per scrivere una storia che valga la pena di essere letta: la vita vissuta e osservata
nel dettaglio.

Cosa ti ha ispirato questo libro?
– Le storie d’amore che ho vissuto, in prima persona e anche come semplice osservatore. Amo come cominciano le storie, dentro di me vedo ancora nitidissime alcune immagini, soprattutto quelle iniziali, l’innamoramento, il prima, quando ci sente un po’ in bilico, si ha paura, e tutto il resto scompare. La differenza con le storie dei grandi, quella dei miei genitori e le altre, è che non sono mai sceso a compromessi, ho cercato sempre di essere felice, e forse è anche per questo che alcune storie poi sono finite.

Perché hai deciso di trattare questi temi?
– Come diceva Chagall, mi interessa solo l’amore, solo cose che hanno a che fare con l’amore. Inteso, però, universalmente: dalle relazioni (con le ragazze e in generale con il mondo di fuori) all’ambiente famigliare, che poi è il luogo in cui ci si fa una prima idea di cosa possa essere l’amore.

Quali sono i legami che questi temi hanno con la realtà che stiamo vivendo? (O perché
parlarne proprio ora, ci sono ricorrenze?)
– Non credo che servano ricorrenze per certe cose. Nel romanzo ci sono amori che nascono dal vivo, che lasciano spiazzati, e altri che magari prendono nuove forme, come quella digitale (Tinder, Facebook, Whatsapp). In fondo, però, è un inno ai primi, a quelli che nascono dal vivo, che sono quelli più autentici, più vicini alla vita, in un periodo in cui si inventano sempre nuovi mezzi per comunicare che spesso, però, rischiano solo di farci sentire più distanti, più soli.

Chi sono i tuoi punti di riferimento artistici?
– Ce ne sarebbero di nomi da fare, non sono di certo un passatista, anzi, mi piace pensare che ci sarà sempre qualcosa di nuovo e di bello da scoprire. Amo i Beatles, i Joy Division, i Cure, sì, ma anche I Cani e gli Alt-J. Nel cinema amo Hitchcock, Fellini, Moretti, Woody Allen, Gondry, Wes Anderson, McDonagh, Iñárritu, Baumbach, Sorrentino e Dolan, “Se mi lasci ti cancello“ per esempio, come i “Tenenbaum“ e “Moonrise Kingdom“ fanno parte del mio immaginario, quando penso alle storie d’amore, a cosa ne rimane dopo, quando finiscono, e anche all’infanzia e alla complessità delle dinamiche famigliari. Nella letteratura, Shakespeare, Leopardi, Flaubert, Salinger, Calvino, Camus, Orwell, Vonnegut, Aldo Nove e Tiziano Scarpa. Salinger e Calvino per come riescono a raccontare qualsiasi cosa con semplicità, senza essere mai banali, Nove per come fa parlare il bambino che è stato.

Parlaci della tua formazione
Mi sono laureato alla triennale in Lettere alla Sapienza con una tesi su una delle Operette morali di Leopardi e alla magistrale con una tesi su Giorgio Manganelli. Sono diventato poi dottore di ricerca in Italianistica con una tesi su Manganelli e il suo rapporto con i classici.

Raccontaci dove lavori e come ti piace farlo
– Collaboro con i giornali, mi piace scrivere dappertutto e credo che l’idea di tempo, quella che appartiene soprattutto ai quotidiani, mi abbia aiutato molto nella scrittura, è stata come una sorta di palestra per me. Ogni tanto lavoro nelle scuole, tengo corsi di scrittura creativa o laboratori di vario genere, mi piace perché in realtà mi sento molto a mio agio con i ragazzi, li sento vicini, li tratto come fossero coetanei e questo li aiuta a crescere, e aiuta a crescere anche me.

Cosa ti piacerebbe trasmettere al lettore? E da dove è nata la necessità di fare questo libro?
Mi piacerebbe restituire un po’ di purezza e d’innocenza all’amore e ai rapporti umani, invitare i lettori a capire che nella vita venirsi incontro, essere vulnerabili, uscire da se stessi, in fondo, non è poi così male. E che non serve essere stronzi, cinici, spietati, essere, come diceva Aldo Nove, dei bambini andati a male, per essere belli.

Questo libro è per chi vuole… (A quale tipo di lettore dedicheresti questo libro?)
Questo libro è per i lettori, quelli veri, che non hanno pregiudizi, e si lasciano andare alle storie. Per chi vorrebbe innamorarsi e ancora non ci è riuscito, per chi vorrebbe innamorarsi di nuovo, per chi a volte si sente paralizzato, non sa cosa pensano gli altri e  ha paura, per chi gli altri li ama davvero, sta attento ai dettagli, alle piccole cose, e anche se a volte sbaglia li ascolta e prova a farsi da parte, per chi è nostalgico e ogni tanto sente che l’infanzia non è ancora finita, per chi ama Roma e un po’ anche gli anni 90.


Il Libro:

Romanzi n.14
192 pp B/N, BANDELLE
15×21 cm
978-88-6790-268-2

14,00 euro

 

Autore dell'articolo: Isabella Stefanelli