Re Cecconi di Guy Chiappaventi

Aveva un volto bianco e tirato. Il caso Re Cecconi vince il premio Antonio Ghirelli

Aveva un volto bianco e tirato. Il caso Re Cecconi vince il premio Antonio Ghirelli

Oggi il Circolo dei lettori di Torino ospita la cerimonia di assegnazione dei riconoscimenti della sesta edizione del Premio Nazionale Letteratura del Calcio intitolato ad Antonio Ghirelli.
Aveva un volto bianco e tirato. Il caso Re Cecconi di Guy Chiappaventi uscito nella collana dei Traguardi riceve una menzione speciale consacrando il successo di un volume molto apprezzato sia dai lettori che dalla critica. A quaranta anni da quel 18 gennaio, in quella dannata gioielleria della capitale, il libro di Chiappaventi ripercorre gli ultimi istanti di Re Cecconi, centrocampista della Lazio e della nazionale.

“Sono molto contento per questo premioci ha raccontato GuyA Torino ci sono i più grandi del genere: Gianni Mura (con Gianni Brera), Paolo Condò, Gigi Riva de L’Espresso, Dino Zoff con la sua biografia.
Credo che non ci sia nulla di più romanzesco e poetico del calcio, le sue storie, gloria e sconfitta. È un genere letterario che andrebbe praticato di più e invece vedo che è ancora considerato marginale, di nicchia. Per questo ringrazio Tunue che ha puntato sulla storia di Re Cecconi. È una storia-simbolo del ’77, quell’anno terribile di violenza, un ’68 con le pistole. Il 77 è il vero protagonista del libro. Non volevo fare un santino e neppure un libro revisionista, anche se ho fornito un’altra possibile chiave di lettura del caso rispetto a quella ufficiale. Chi ha vissuto gli anni 70 ritroverà quell’atmosfera, plumbea nelle strade e casareccia nei campi di calcio. Chi è giovane, scoprirà una storia dimenticata troppo velocemente e che resta ancora attualissima”.

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Tunué a Lucca Comics & Games 2017

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Quest’anno ci presenteremo al Lucca Comics & Games con una serie di novità che vi faranno emozionare, divertire, riflettere più che mai. Ecco l’elenco di novità Tunué a Lucca Comics & Games in ordine di uscita. Kraken, di Emilio Pagani e Bruno Cannucciari, collana Prospero’s Books – Siamo a Selalgues, un piccolo paesino sulla costa settentrionale della Francia, […]

Un pomeriggio con la collana Tipitondi a Milano

I mondi dei Tipitondi

“I Tipitondi non sono solo una collana di graphic novel. Sono tanti piccoli mondi che comunicano tra loro. Un microcosmo di rimandi a quelle storie e quei personaggi che hanno scolpito il nostro immaginario. Porte aperte verso nuove e vecchie realtà che i giovani lettori potranno affrontare e, chissà, rivoluzionare.”

Che i fumetti siano roba da bambini è un pregiudizio ormai anacronistico. Ma è innegabile che bambini e fumetti abbiano un legame speciale. In primo luogo perché, generalmente, del fumetto ci si innamora fin da piccoli – forse perché la curiosità bambina, pronta a frammentarsi sui vari aspetti della realtà, è naturalmente attratta da un linguaggio così multiforme, che ha elementi in comune con letteratura, cinema, pubblicità e animazione eppure una formula unica e insostituibile. In secondo luogo perché il fumetto è nato bambino, nel senso che erano bambini i protagonisti dei primi fumetti, a cominciare da Yellow Kid: solo un “innocente”, come accade in una celebre fiaba di Andersen, può infatti puntare il dito contro l’autorità e la morale tradizionale e dichiarare una verità spinosa senza incorrere in un biasimo eccessivo.

Dai primi del 1900 in poi, quindi, il fumetto è popolato di personaggi bambini. Ma il loro ruolo con il tempo si è arricchito di sfumature: non sono solo un pretesto per mostrare le falle del mondo degli adulti, sono anche la chiave per redimerlo. La loro innocenza si connota come sensibilità pura, amore incondizionato per la vita e assenza di preconcetti. Sono bambini “spregiudicati”, ma in senso etimologico. I Tipitondi, specialmente quelli dedicati ai lettori più giovani dai 6-7 anni in su (prendendo con le pinze qualsiasi indicazione d’età, perché ogni lettore è un mondo a sé) mettono in scena spesso e volentieri questa “spregiudicatezza”.

Ci sono bambini che trasformano la realtà semplicemente vivendola, perché hanno un animo così candido da mettere in crisi tutto quello che potenzialmente lo minaccia. È il caso delle protagoniste di Mamette (Nob), Momo (Garnier e Hotin) e Viola Giramondo (Radice e Turconi), degne sorelline di Pollyanna, Heidi e delle bambine de Il mio vicino Totoro e di Pioggia di ricordi (entrambi film dello Studio Ghibli).

Ci sono bambini che provano a difendere il loro mondo dai cattivi, chiedendo aiuto agli amici oppure scoprendo in sé un insospettabile potere. Come i protagonisti de La notte dei giocattoli (Maraini e Gud), Timothy Top (Gud) e Octave (Chauvel, Alfred e Walter), piccoli eroi forse un po’ meno avventurosi dei Goonies ma simili a loro per la forza con cui non accettano le ingiustizie.

Infine, ci sono i bambini terribili, che agiscono secondo l’istinto e che con la loro incontenibile energia scombussolano la quotidianità che gli adulti vorrebbero piana e ordinata. Secondo lo schema inaugurato dai Katzenjammer Kids, i registi delle gag sono personaggi che agiscono almeno in coppia: un bambino e un diavolo custode ne Il piccolo Pierre, storie disordinate (Mastantuono e Intini), una bambina e una cagnolina in Claire e Malù (Tauro e Karicola), le quattro figlie femmine di Dad (Nob). Il risultato sono piccole catastrofi degne degli scanzonati intrecci di Topolino, battibecchi paradossali come in Get Fuzzy (la striscia di Conley), spaccati familiari bislacchi a metà tra i Malaussène di Pennac e i Robinson.

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