Dialoghi a colori I Grazia La Padula racconta Echi invisibili e Giardino d’inverno


Dialoghi a colori I Grazia La Padula racconta

Leggendo e osservando Echi Invisibili e Giardino d’inverno si nota la tua attenzione/ossessione per gli edifici. In entrambi i casi il lettore e i protagonisti si ritrovano annientati e divorati dai grattacieli, annichiliti dal loro grigiore.  È davvero così il tuo rapporto con la città? 

Ci sono in realtà molti aspetti della vita cittadina che mi piacciono, ma naturalmente tutto dipende dalla città, soprattutto dall’atmosfera che emana e dalla gente che l’abita. Credo di essere molto sensibile a questo, piuttosto. Le architetture urbane in sé mi sono d’ispirazione, mi piace disegnarle. I grattacieli di New York non mi fanno sentire annichilita perché la città ha una bella energia. I palazzoni grigi di Berlino, carichi di storia, mi affascinano enormemente, pur nella loro decadenza. Adoro i vicoli chiassosi e barocchi di Napoli. Roma ha degli scorci bellissimi ma, ad esempio, la sento una città piuttosto ostile. A volte sono sensazioni impercettibili, ma è vero che in certi casi avverto un forte senso di alienazione. Dipende molto dall’atteggiamento dei cittadini, più che dalla città stessa. L’aspetto per me più negativo delle grandi città è che sono dispersive e questo rende a volte meno semplici i rapporti umani, gli incontri. D’altra parte, lavorando in casa, mi risparmio gran parte dello stress cittadino! Anche la presenza o meno di verde però ha il suo peso. E naturalmente un bel tuffo nella natura è sempre benefico!

Nel romanzo La noia Alberto Moravia costringe il protagonista a letto dopo un incidente. L’immobilità, contraria alla vita movimentata che ha sempre avuto, lo porta a riversare tutte le sue attenzioni verso un albero fuori dall’ospedale, che diventa simbolo di contemplazione e pace. Allo stesso modo il protagonista di Giardino d’inverno ritrova la serenità che cercava fuori dalle mura di casa. Mi sembra che il tema della rinascita individuale, nel libro, si connetta al rapporto con l’altro da sé e alla capacità di lasciarsi stupire e avvolgere anche dalle più piccole sfaccettature dell’esistenza. 

Assolutamente sì, penso che nelle piccole cose possa nascondersi una grande magia, ed è importante per me riuscire a coglierla. Commuoversi per un gesto che può sembrare insignificante, assaporare la lentezza, immergersi nella contemplazione di un brano, di un triangolo di luce per strada, del gusto del caffè. Osservare e sentire. Sono una persona tutt’altro che iperattiva, per usare un eufemismo! E poi anche un insieme di eventi banali può cambiare il corso di una vita. Allo stesso modo, nei racconti (siano romanzi, film, fumetti.. ) mi interessa il soffermarsi sulle piccole cose, sui dettagli, le sensazioni. Detto ciò, nella vita reale amo anche alternare i momenti di contemplazione a “grandi avventure” che rompano la routine, ma l’atteggiamento di fondo rimane lo stesso. In fondo è tutto lì, non tanto nelle esperienze che viviamo ma nel come le percepiamo.

Dialoghi a colori I Grazia La Padula racconta

Quali sono gli autori che più hanno ispirato i tuoi lavori? 

Il cinema di Lynch, Wenders, Jodorowsky, Jeunet, Fellini, i cartoni animati, la stop-motion sporca e imperfetta di Svankmajer e dei fratelli Quay, le botteghe scure e impolverate, le vecchie librerie con gli scaffali carichi, le soffitte piene di oggetti, gli edifici abbandonati, gli spazi aperti di Berlino, le aree industriali, gli accatastamenti di palazzi, le grotte, le porte verso luoghi segreti, i borghi medievali. La musica di Bowie, Nick Cave, De André, lo spazio cosmico di Brian Eno, gli Einstürzende Neubauten, l’energia viscerale di Patti Smith, la new wave ( ormai old ), il kraut-rock. L’espressionismo, Francis Bacon, Anselm Kiefer, Klimt, Schiele, Redon, il simbolismo, Witkin, l’azionismo viennese, vedere mio nipote Tomas che a 5 anni disegna con la tavoletta grafica. Fra i fumettisti, McKean, Gipi, De Crecy, Pedrosa, Jorge Gonzales, Larcenet, Tony Sandoval, Tommy Redolfi. E molti altri. Forse non tutto è un’influenza diretta o emerge nel mio lavoro, ma sono tutti elementi che compongono il puzzle, il background che in un modo o nell’altro mi spinge in una direzione.

Quali tecniche di disegno hai adoperato per Echi Invisibili e Giardino dinverno?

Inchiostrazione col pennino – che mi piace perché rende il disegno più spigoloso – e acquerello. Nella seconda parte di Echi Invisibili ( il secondo volume nell’edizione francese ) ho introdotto l’uso del digitale realizzando in acquerello le basi monocromatiche, con luci e ombre, e sovrapponendo poi i colori con photoshop. Una tecnica che pensavo mi avrebbe fatto guadagnare tempo, invece ha reso il lavoro ancora più lungo. Ma mi ha permesso di esplorare nuove tonalità e ampliare la gamma dei colori.

Dialoghi a colori I Grazia La Padula racconta

Abbiamo citato Echi invisibili ma non abbiamo parlato di Tony Sandoval, lo sceneggiatore del libro. Com’è nata la vostra collaborazione?

E’ nata da una proposta del nostro editore francese, Paquet. Ho conosciuto Tony nel 2009, all’uscita di Le jardin d’hiver. Ammiro molto il suo lavoro e ricevere i suoi complimenti al mio esordio fu un bellissimo momento d’incoraggiamento! Man mano, fra dediche e festival, anche il rapporto di amicizia si è consolidato e questo è stato un motivo in più per accettare con entusiasmo la proposta. E’ stata una cosa nata in modo abbastanza “naturale”, vista anche – facendo le dovute proporzioni! – la comunanza di stile.

Cosa ti avvicina all’opera e al pensiero artistico dell’autore di Watersnakes, Doomboy e Il cadavere e il sofà?

La compenetrazione di reale e onirico, la fascinazione per un universo gotico e oscuro ma mescolato all’ironia e ad un mondo ‘infantile’. E, nel suo lavoro, un meraviglioso senso del poetico, sottile ma potente, mai stucchevole.

 A cosa stai lavorando attualmente?

Sto lavorando ad un nuovo graphic novel per il mercato francese, sceneggiato da un autore polacco, Bartosz Sztybor. Una storia perfettamente nelle mie corde, con un vecchietto come protagonista ed ambientata fra la Parigi del presente e quella dell’occupazione nazista, con oniriche incursioni all’interno di un cappello da prestigiatore.

I libri

Dialoghi a colori I Grazia La Padula racconta

Nuova edizione
Collana: Prospero’s Books Extra
Formato: 144 pp, colori, cartonato, 19,5×27 cm

Dialoghi a colori I Grazia La Padula racconta


Collana:
Prospero’s Books Extra
Formato: 19,5×27; 64 pp a colori; cartonato

Autore dell'articolo: Claudia Papaleo