Iacopo Barison sul numero 51 di McSweeney’s

Iacopo Barison sul numero 51 di McSweeney'sÈ il 1998 quando appare il primo numero del Timothy McSweeney’s Quarterly Concernla rivista letteraria figlia della casa editrice McSweeney’s e nata dalla mente mai ordinaria e follemente estrosa di Dave Eggers, che in molti ricorderanno per il suo romanzo più famoso: L’opera struggente di un formidabile genio.

Il numero 51, che esce in questi giorni con la cover letteralmente spaziale firmata da Jesse Jacobs, include, tra gli altri, Less, plus, una storia breve firmata da Iacopo Barison che, oltre a essere l’unico italiano mai ospitato nella rosa di autori selezionati dalla redazione, rinnova così il legame che, sin dall’esordio con Stalin+Bianca, lo lega all’immaginario americano.

Dire che la notizia rappresenta un buon motivo per festeggiare è dire poco: se all’inizio la rivista sembrava destinata a una nicchia, in brevissimo tempo si è affermata fino a diventare un vero e proprio oggetto di culto, dove venivano, e vengono riuniti i racconti, i reportage, le strisce a fumetto e i versi degli autori più irregolari, fantasiosi, vivaci e acuti della recente storia americana, come William T. Vollmann, Joyce Carol Oates, George Saunders, Rebecca Curtis, Jonathan Lethem, Michael Chabon, Susan Straight, Stephen King e David Foster Wallace, che addirittura firmò un racconto brevissimo poi stampato sulla costa di uno dei primi numeri:

«Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cavolo è l’acqua?”».

McSweeney’s, poi, si distingue per l’originalissimo lavoro di cartotecnica e design che viene dedicato a ciascun numero, ogni volta diverso da quello precedente per formato e scelte grafiche; un lavoro talmente rivolto all’irripetibilità da smuovere anche i meno sensibili al collezionismo.

Per ragioni di tutela dei diritti non possiamo, almeno per ora, riportare qui il testo di Barison, ma possiamo rivelare che racconta di un ragazzo a una festa, che si muove senza convinzione tra persone senza contorni, finché una ragazza lo riporta a un giorno trascorso con la sua ex fidanzata, mentre la voce del narratore fa così:

L’ho guardata, non sapevo cosa risponderle. Eravamo a un metro di distanza, lontanissimi, e in mezzo c’era la fine del mondo. Abbiamo aspettato.

 

Autore dell'articolo: Claudia Papaleo