Il buco nella rete: intervista agli autori Marco Gastoni e Nicola Gobbi

Marco Gastoni e Nicola Gobbi,
autori del nostro titolo Tipitondi 
Il buco nella rete
rispondono a domande e curiosità della redazione
riguardo i temi affrontati nel loro graphic novel.
Buona lettura!

Il buco nella rete: intervista agli autori Marco Gastoni e Nicola Gobbi

 

  • Il buco nella rete racconta la storia di un incontro tra due ragazzi: Doriano e Miro, un coetaneo Rom. Com’è nata la collaborazione tra di voi e chi ha voluto affrontare tale tematica?

M: Noi collaboriamo dal 2011 e abbiamo realizzato insieme progetti di varia natura: autoproduzioni, articoli su riviste e graphic novel. Il nostro sguardo è teso ad indagare sugli aspetti più controversi delle società umane contemporanee e sulle risposte che, come esseri umani, possiamo dare a queste sfide. Spesso ci è piaciuto affrontare queste problematiche attraverso il punto di vista dei bambini, che noi riteniamo possa aiutarci a riflettere. D’altronde, noi stessi ci riteniamo “diversamente bambini”.

N: I protagonisti de Il buco nella rete, Doriano e Miro, sono entrambi cittadini italiani e vivono nello stesso luogo, condividendo in larga parte gli stessi riferimenti culturali. Miro, in quanto Rom, ha subito un destino che lo accomuna ad altri appartenenti a questo antico popolo: il passaggio da una vita nomade (nel suo caso di ex circensi) ad una stanziale è stata traumatica e, anche per l’assenza di alternative, la sua famiglia è rimasta confinata in uno dei tanti campi che le istituzioni italiane hanno usato per gestire questa, apparentemente eterna, transizione. Raccontare la nascita della loro amicizia, in un contesto sociale di collettività scolastica, ci è sembrato un modo di immaginare un mondo in cui la logica universalmente raccontata dello scontro viene ribaltata nell’approccio dell’incontro e dello scambio.

  • Da dove nasce l’idea di raccontare questa storia? Come avete incontrato il popolo Rom di cui vengono ben tratteggiate la storia e la cultura all’interno dei libro?

M: Abbiamo avuto occasione di approfondire, anche con rapporti diretti,  la storia e la cultura Rom che è molto variegata e affascinante, riuscendo a superare l’immaginario collettivo, fomentato dalla narrazione dei media e della politica, in cui un intero popolo viene identificato esclusivamente attraverso stereotipi negativi della cronaca quotidiana.  Abbiamo, quindi, cercato di lavorare nell’immenso territorio narrativo della realtà, filtrata dalle nostre esperienze dirette, rappresentando un incontro in cui la disponibilità e il rispetto reciproco sono possibili e verosimili e riescono, con pochi sforzi, a far nascere una vera amicizia.

Il buco nella rete: intervista agli autori Marco Gastoni e Nicola Gobbi

 

  • Abbiamo assistito ai laboratori a cui Nicola Gobbi partecipa come protagonista durante le fiere: quando presenti ai bambini il vostro libro, a volte loro sono scandalizzati e dubbiosi. Raccontaci alcune delle loro reazioni e i commenti verso tale popolazione.

N: Le reazioni dei bambini nei confronti del popolo Rom, sono conseguenza della narrazione dominante in famiglia e nei media che presenta tutti i Rom come “zingari” dediti all’accattonaggio e alla delinquenza. Per alcune bambine e bambini si potrebbe addirittura parlare di una sorta di “sindrome dell’Uomo Nero” perché, secondo questa narrazione dominante, i Rom sono reietti della società, capaci di ogni nefandezza, da sfuggire come se non appartenessero alla stessa nostra comunità umana.

M: Un classico esempio è la favola della “zingara che ruba i bambini”: nonostante non ci sia mai stato storicamente un caso del genere nella cronaca giudiziaria italiana, periodicamente questo (inesistente) pericolo riemerge a caratteri cubitali nei titoli dei media, salvo poi vedere pubblicate le smentite, quando va bene, in un invisibile trafiletto.

N: Per fortuna, la reazione dei bambini non è sempre così “allineata” alla narrazione dominante: lo sguardo dei più piccoli è aperto alla fiducia e alla sperimentazione che, spesso, consentono loro di costruire esperienze positive. E questa capacità innata di aprirsi all’altro emerge anche negli incontri con i bambini, che continuiamo ad organizzare in tutti i contesti in cui ci invitano, e ci consente di aprire una breccia nell’ostilità diffusa nella nostra società. E la nostra speranza è tutta racchiusa nel nostro racconto: speriamo che sappia toccare le corde del bambino che è dentro tutti gli esseri umani, usando le parole e le immagini unite in un percorso di scoperta di un mondo che è nascosto proprio sotto il nostro naso.

Il buco nella rete: intervista agli autori Marco Gastoni e Nicola Gobbi

 

  • La questione Rom è una questione aperta e dibattuta. Tanti sono i campi alle periferie delle città e tante le persone che si trovano in strada che non hanno lavoro fisso ma vivono di stenti. Cosa ne pensate della loro condizione e quale rapporto avete con loro?

M: La condizione dei Rom in Italia è molto complessa e non è riducibile alle piccole minoranze che vediamo fare accattonaggio continuativo per le nostre strade e che spesso sono persone sfruttate da organizzazioni criminali. Noi non proponiamo con il nostro lavoro un’immagine romantica che identifica i Rom come buoni a prescindere: cerchiamo di proporre un punto di vista onesto e verosimile sulla realtà, cercando di aiutare le nostre lettrici e i nostri lettori di tutte le età ad approfondire la storia sconosciuta dei nostri concittadini di origine Rom per completare, se lo desiderano, una riflessione personale su un argomento di cui solitamente si dà per buono il punto di vista razzista dominante.

N: Per quanto riguarda i nostri rapporti con i Rom sono piuttosto simili ai rapporti che abbiamo con tutte le altre persone: ci siamo conosciuti e incontrati, abbiamo portato avanti dei progetti condivisi e ci siamo anche scambiati punti di vista diversi. La baby sitter dei figli di Gasto viveva in un campo. Non ci consideriamo certamente degli esperti, ma ci ha fatto molto piacere raccontare un po’ di quello che abbiamo conosciuto nel nostro fumetto.

  • Nel libro Doriano frequenta la scuola libera, in cui gli studenti possono scegliere cosa studiare e quando vogliono frequentare. É questo un tipo di scuola esistente (e dove) o è la proiezione di una realtà che vorreste come sistema scolastico?

M: Le scuole libertarie (dette anche scuole democratiche) che abbiamo descritto nel fumetto esistono davvero e sono caratterizzate dal fatto che le studentesse e gli studenti hanno pieno e responsabile controllo sul processo educativo che viene definito attraverso assemblee degli studenti, degli educatori e (quando necessario) dei genitori rispettando le scelte individuali di ciascuno. Sono piuttosto diffuse in altri paesi che, spesso, investono anche risorse pubbliche nelle pedagogie alternative e non confessionali (per esempio la Germania, i Paesi Bassi e la Svizzera). Israele ha inserito una sperimentazione sull’educazione democratica all’interno della scuola pubblica con molto successo. In Italia siamo agli inizi ma sono nate diverse realtà negli ultimi anni. Per diversi anni, ho fatto parte di un collettivo di sostegno dell’educazione libertaria e Nicola ha lavorato in una di queste scuole.

N: In effetti, il mio periodo di attività presso la scuola libertaria I Prataioli di Pavullo nel Frignano è stato fondamentale per respirare il clima di gioia che si può vivere in una scuola dove le bambine e i bambini sono liberi di esprimere tutto il loro potenziale. Sarebbe bello che un po’ di questa libertà entrasse sempre di più anche nella scuola statale, anche grazie alla passione e alla competenza di tanti insegnanti.

Il buco nella rete: intervista agli autori Marco Gastoni e Nicola Gobbi

  • Il libro ha una conclusione positiva: le due culture riescono a trovare un terreno di dialogo: centrale è la formazione scolastica in cui un’anziana Rom racconta ai ragazzi qualche aneddoto storico. Pensate che Il buco nella rete possa essere un libro adatto ad entrare in un programma scolastico e perché?

N: Riteniamo che il volume sia assolutamente adatto ad essere presentato e, soprattutto, discusso all’interno delle scuole e le presentazioni che ho già effettuato hanno riscontrato grande interesse e partecipazione, sia da parte degli studenti sia degli insegnanti. Ci auguriamo che questi argomenti che, finora, non erano mai stati affrontati in un fumetto, provochino un dibattito approfondito a tutti i livelli, al fine di esplorare nuove soluzioni per vecchi problemi. La scuola statale sarebbe una sede ideale considerato il ruolo di principale laboratorio dedicato a preparare la stragrande maggioranza dei giovani al futuro.

M: Comunque, nonna Ivanka è una chiacchierona (spoiler) e so per certo che sarebbe felice di fare un tour italiano per raccontare le sue storie davanti al fuoco!

Il buco nella rete: intervista agli autori Marco Gastoni e Nicola Gobbi

  • Ritenete che la convivenza civile con i Rom sia un’idea utopica o pensate possa concretizzarsi nella realtà? Come?

M: Ci sembra che la nostra società stia subendo una progressiva polarizzazione: una crescente classe di poveri sempre più poveri, mentre la classe media perde reddito e, soprattutto, qualità della vita, a causa della competizione sempre più feroce tra i lavoratori, che serve a una ristretta élite di ricchi per diventare sempre più ricchi. In questo contesto, le classi dominanti, i politici e i media sono allineati nel mantenere le classi subordinate in continua lotta fra di loro e i Rom, insieme ai migranti irregolari, sono mantenuti strumentalmente sul gradino più basso della piramide dall’assenza di serie politiche sociali. In questo contesto, è abbastanza facile identificare chi guadagna: gli imprenditori più spregiudicati che possono contare su una classe di lavoratori miserabili sotto costante ricatto e la malavita che può prosperare grazie alla disponibilità di persone disperate da sfruttare.

N: È difficile immaginare che l’armonia fra le persone possa realizzarsi in assenza di politiche sociali serie ma almeno ognuno di noi può portare il suo piccolo granello di sabbia per fermare l’ingranaggio della guerra fra poveri che conduce soltanto ad alimentare la spirale d’intolleranza e violenza.

  • State lavorando attualmente ad altri progetti? Se sì, raccontateci di cosa si tratta.

M: Per quanto mi riguarda, da qualche mese sono il curatore di MIDI Fumetti per il Sud, una collana di graphic novel con uscite mensili che escono da aprile 2017 a marzo 2018 prima in edicola con La Gazzetta del Mezzogiorno e poi nel circuito librario con Hazard Edizioni. Con Nicola Gobbi uscirà questo giugno un nostro fumetto che narra le vicende di un bosco di ulivi in Salento mentre in agosto uscirà una mia sceneggiatura disegnata da Luciano Ceglia che racconta della rivolta delle donne a Monteleone di Puglia nel 1942.

N: A parte il progetto sugli ulivi di cui parlava Gasto che è piuttosto complesso e che mi ha permesso di sperimentare nuove soluzioni grafiche, sto preparando un progetto fumettistico ispirato ad uno spettacolo teatrale e tante altre cose che bollono in pentola, ma è ancora un po’ presto per parlarne.

Autore dell'articolo: Emanuele Di Giorgi