Parola di copertina I Suttaterra di Orazio Labbate

Presentiamo in anteprima assoluta la copertina
di Suttaterra, il nuovo titolo della collana Romanzi, con un racconto dell’autore

 

Questa puntata di Parola di copertina, la rubrica in cui lasciamo che siano gli autori a raccontare il lavoro che si nasconde dietro la scelta e la realizzazione dell’intreccio tra immagine, segni e colori con cui i loro libri si presentano al mondo, è diversa da quelle che avete letto finora.
È la primissima volta, infatti, che ci immergiamo nel lavoro grafico della collana Romanzi diretta da Vanni Santoni, in occasione dell’uscita, il 9 novembre, di Suttaterra, il nuovo titolo di Orazio Labbate (già esordiente per Tunué con Lo Scuru).

Suttaterra è la storia di un viaggio fantasmatico in cui l’horror e il noir vibrano in un libro non di genere, che trasforma la ricerca di un amore perduto per sempre, e la presenza ineludibile della superstizione e della fede, nella storia di espiazione di un uomo perseguitato, sanguigno e capace di vedere i mondi sconcertanti che si celano dietro il desiderio, la paura, il ricordo e il sogno.

Detto questo, non ci resta che lasciarvi alla copertina del libro e a quanto ha da dire a proposito l’autore. Buona visione e buona lettura!

Suttaterra di Orazio Labbate

di Orazio Labbate

Due anni fa, quando usciva il mio primo romanzo, Lo Scuruscelsi come simbolo della copertina una corona di spine, che manifestava la Passione di Cristo e incarnava, al contempo, la grande paura nei confronti del simulacro del Signore dei Puci, nonché la mente superstiziosa e l’immaginazione infernale del protagonista della storia: il giovane buterese Razziddu Buscemi.

Il colore più indicato a significare quel dolore concreto, fisico, causato e subito dal figlio di Dio, si rivelò immediatamente un rosso sangue, assai acceso.

Suttaterra di Orazio Labbate

Suttaterra trattiene di quel libro alcuni dei personaggi principali, racconta di un amore da ritrovare oltre la morte, e rappresenta un ritorno alle immagini sacre della religione cattolica, ancora una volta fonte di presagi oscuri e chiave di accesso verso luoghi dove si dà spazio alla paura, ai ricordi e, in qualche caso, alla grazia.  Così, ragionando nell’ottica di una continuità, di un dialogo tra le due storie, che pure fanno gioco a sé, la scelta del simbolo è ricaduta, questa volta, sul Sacro Cuore della Vergine, che campeggia sulla cover sprovvisto di un cerchio di rose che, tradizionalmente, gli si avvolge attorno.

L’icona evocata, quindi, non lascia volutamente spazio alla dolcezza, alla consolazione.

Il simbolo-cuore evidenzia invece un elemento che racconta e mostra la sofferenza della madre di Cristo verso la Passione-morte del proprio Figlio, ossia il pugnale che penetra l’organo e disperde gocce del suo sangue.

La fiamma che fluttua sulla parte parte superiore del Cuore rappresenta l’ardore misericordioso, un ardore che, nel corso del libro, perseguiterà Giuseppe, figlio di Razziddu, e lo costringerà a fare i conti non solo con la perdita della donna amata, ma anche con una serie di colpe inflitte e subite, e un viaggio, da Milton alla Sicilia, che  si configura come una sorta di Via Crucis, dove a fare da stazioni sono luna park infestati, navi malridotte e locali notturni.

Il legame tra Lo Scuru e Suttaterra, va da sé, torna anche nel colore della copertina, ma con una tonalità di rosso più coagulata, rappresa, dove la luce si fa da parte, a ragione di un percorso tanto ostile e doloroso.

Per arrivare a questo punto, e perché la cover  potesse dire qualcosa dell’interno del libro, ho consultato diversi testi in cui l’iconografia gioca un ruolo essenziale. Ne cito alcuni: Antologia diabolica – Raccolta di testi sul diavolo nel primo millennio cristiano, di Renzo Lavatori (Utet); Principe di questo mondo, di Tullio Gregory (Laterza); Satana – una biografia, di Henry A. Kelly (Utet); La Bibbia; Il Libro di Giobbe; Moby Dick; Dracula; David Copperfield; Le Apocalissi gnostiche; I Vangeli gnostici; Hypnerotomachia Poliphili, di Francesco Colonna; Il libro tibetano dei morti; La morte del sole, di Manlio Sgalambro; La morte corre sul fiume, di Davis Crubb, Oliver Twist; tutte i lavori di Emil Cioran, ecc.

Ogni opera è stata fondamentale, illuminante sul piano filosofico e letterario, affinché l’immagine del Sacro Cuore, che impernia la trama, e impera nell’aldilà gelese esplorato da Giuseppe Buscemi, mi si facesse avanti, svelandomi un incastro  di cui, più o meno inconsciamente, avevo bisogno.

Pertanto, prima di lasciarvi alla lettura di Suttaterra, e farvi capire di cosa parlo, non mi resta che invitarvi a fare quello che ho fatto io: immaginare il Cuore della Vergine, sì senza rose, ma avvolto dalla corona di spine de Lo Scuru.


Il libro

Collana: Romanzi
Formato: 120 pp B/N, BANDELLE, 15×21 cm

 

 

Autore dell'articolo: Claudia Papaleo