Shaun Tan si racconta. Parte Seconda

Shaun Tan si racconta. Parte Seconda


La scorsa settimana è iniziato il nostro viaggio nel mondo di Shaun Tan, con la prima parte di una lunga intervista in cui l’autore racconta il proprio lavor. Oggi presentiamo la seconda parte e la seconda domanda.

Buona lettura!

Come sei diventato un artista?

Ero sempre interessato al disegno da bambino, cosa che penso accada a tutti i bambini, solo che non ho mai smesso di esserlo! L’impulso di scrivere storie e creare immagini è essenzialmente lo stesso da adulti, solo che porti molta più esperienza al lavoro, e diventi più critico sul processo.

I miei genitori erano sempre contenti di incoraggiare qualsiasi interesse io e mio fratello avessimo da bambini. Così, come mio fratello che era ossessionato a collezionare sassi da quando aveva sei anni (e ora lavora come geologo), io ho sempre voluto essere un’artista. Mi piaceva anche scrivere poesie e storie, illustrandole qualche volta, mentre crescevo facendo dipinti e sculture.

Per molto tempo non sono stato sicuro che fosse possibile guadagnarsi da vivere facendo l’artista, mi piacevano anche altre cose come la storia e la scienza, ai tempi della scuola superiore. Dopo il diploma stavo seriamente considerando una carriera in biotecnologie, ma allo stesso tempo ero molto impegnato con la pittura e la scrittura (il mio hobby principale da adolescente era scrivere storie di fantascienza, e dipingere paesaggi naturali).

Ho finito per laurearmi alla University of Western dell’Australia con una laurea in Belle arti e Letteratura inglese, avevo deciso che queste erano le materie che più mi attraevano. I miei studi sono stati abbastanza accademici comunque, essendo arte e letteratura più teoria-critica che pratica, e a questo punto ero deciso a vedere se era possibile guadagnarsi da vivere come artista indipendente. Quando ero studente illustravo per soldi – disegni per riviste, giornali, copertine di libri, poster di musica, volantini e newsletter, soprattutto nel campus universitario, in più vendevo dipinti stravaganti. Ho imparato praticamente tutte le mie attuali tecniche di illustrazione facendo questi piccoli lavori.

Sono stato piuttosto coinvolto con un paio di riviste di fantascienza di bassa tiratura, Aurealis e Eidoln, il tutto è iniziato al liceo quando ho inviato un disegno di un canguro robot a una di queste. Con mia sorpresa lo hanno pubblicato (però niente di quello che ho scritto!). Nello stesso periodo ho anche vinto un premio in America per illustrazioni fantascientifiche (sempre dopo aver inviato il lavoro), che mi ha fatto pensare che questa poteva essere una possibile carriera.

Sono anche stato un’artista e direttore dell’Eidolon con base a Perth per dieci anni mentre ero studente, in sostanza senza essere pagato (beh, 20 dollari per ogni illustrazione) ma è stato gratificante perché ho conosciuto molti artisti e scrittori che la pensano come me e ho imparato diversi modi di illustrare lavorando con vari testi impegnativi. I miei disegni e le mie capacità concettuali si sono sviluppate soprattutto come risultato dei lavori per questa e per altre riviste – realizzando in totale 200 storie illustrate, spesso sperimentali. Con il senno di poi non so dove avrei potuto trovare una gamma così ampia di soggetti per testare le mie capacità oltre che in un giornale di fantascienza – con storie su tempo, spazio, morte, storia, filosofia, arte, sessualità, matematica, etica, horror e molto altro – di solito ambientate su un mondo (passato, futuro o interplanetario) diverso dal nostro.

Dopo l’università, mi sono occupato sempre di più di letteratura per bambini e ragazzi, inclusi libri illustrati, soprattutto perché alcuni degli scrittori coinvolti con la fantascienza venivano pubblicati anche in quest’area. Spesso mandavo materiale anche a diversi editori, esprimendo interesse per ogni possibile forma di lavoro di illustrazione – avevo davvero bisogno di fare soldi! Sapevo davvero poco sui libri illustrati la prima volta che mi hanno chiesto di illustrarne uno, e tendevo a condividere il pregiudizio di molte persone che fossero soltanto prerogativa dei bambini piccoli, non una forma d’arte che si presta molto alla sofisticazione artistica o intellettuale.

Lavorare con Gary Crew su alcuni dei miei primi libri – alcune brevi storie horror in una serie chiamata After Dark ed un elaborato libro illustrato fantascientifico The Viewer – mi ha spinto a pensare ai libri illustrati più profondamente. Gary è un autore versatile e un accademico per quanto riguarda la narrativa visiva, e un grande sostenitore dell’idea che i libri illustrati sono l’ideale anche per i lettori più anziani, non solo bambini.

È un interesse che ho ereditato, e da allora ho lavorato a una varietà di testi illustrati con vari gradi di sperimentazione. Questi non sono delle miniere d’oro comunque, e ho lavorato regolarmente anche su altri progetti su commissione, in particolare opere per le copertine di romanzi, per avere un reddito. Di recente ho iniziato a lavorare in altre aree oltre ai libri illustrati, inclusi teatro e cartoni animati, oltre a trascorrere un bel po’ di tempo a scrivere e dipingere per mio interesse personale.

Probabilmente è giusto dire che per la maggior parte degli artisti sarebbe difficile mettere insieme una singola definizione per descrivere il proprio lavoro, visto che ci sono molte opportunità inattese quando si parla di lavoro creativo. Scopro di stare costantemente imparando nuove abilità, nuovi modi di pensare e nuove tecniche per risolvere diversi problemi artistici, questo è ciò che mantiene il lavoro interessante e stimolante.

I libri

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Autore dell'articolo: Claudia Papaleo