Shaun Tan si racconta. Parte Terza

Anche questa settimana, e a pochi giorni dall’uscita de L’albero rosso, torna l’appuntamento con il nostro Shaun Tan, che nella prima e nella seconda parte di una lunga intervista pubblicata originariamente sul suo blog, ha raccontato le sue influenze e il percorso che lo ha portato a pubblicare i primi libri dopo un lungo periodo di apprendistato su riviste indipendenti di fantascienza. La puntata di oggi, inveve, ci porta direttamente sul suo tavolo da lavoro, tra bozzetti, collage e pesci volanti che attraversano le strade di città senza nome.

Buona lettura!

 

 

Come definiresti l’illustrazione?

La parola “illustrazione” non mi piace particolarmente; sembra un derivato, un’elaborazione visiva di un’idea governata da un testo. Nei discorsi sulle “belle arti” il termine si trova spesso usato in senso dispregiativo, quasi in opposizione a dipinti e disegni seri; come “una semplice illustrazione”. È qualcosa di servile o incapace di significato autonomo; può solo essere descrittivo.

Tuttavia lavorando in questo settore trovo che le relazioni più interessanti tra parole e immagini non siano affatto descrittive, ma piuttosto un’interessante relazione che può esistere tra due significati indipendenti di espressione. In tutti i miei lavori recenti, il testo e le illustrazioni potrebbero funzionare come narrazioni anche da soli, ma capita che agiscano in modo simile, aprendo nuovi significati l’uno nel contesto dell’altro.

Devo dire che per me le illustrazioni sono il “testo” principale nei miei libri, e anche se la scrittura è di solito il punto di partenza, agisce piuttosto come impalcatura o rilegatura che cuce tutto insieme. Di recente sto pensando molto alla narrativa visiva dove non c’è alcun testo di accompagnamento. Sono intrigato dall’abilità del lettore di sovrapporre i loro pensieri e sentimenti all’esperienza visiva, senza la possibile distrazione delle parole.

Quando e perché usi lo humor nei tuoi libri?

Lo humor e un eccellente modo di passare dal pubblico dei bambini a quello degli adulti perché può lavorare su più livelli (penso sempre a I Simpsons come esempio, e ce ne sono molti altri, specialmente satirici). E qualcosa di bizzarro può essere abbastanza “serio” in quanto mette alla prova la nostra comprensione del mondo, stuzzicando i nostri cervelli in nuove direzioni, e rompendo la passività della nostra normale comprensione, in particolare con l’introduzione di un elemento assurdo in un contesto familiare. È una specie di indagine intellettuale molto divertente e invitante.

L’altra cosa che mi piace dello humor è che non è così didattico – ciò che rende le cose divertenti o significative è che le scopriamo noi, piuttosto che farcele interamente dire. Allo stesso modo può impedire che la storia o i dipinti diventino troppo pretenziosi, e alle volte permette che alcune idee profonde siano trasmesse in modo semplice.

Shaun Tan si racconta. Parte TerzaCome si crea un libro illustrato?

La maggior parte dei libri illustrati che ho fatto ha richiesto un anno ciascuno (anche se per L’approdo ci sono voluti 4-5 anni). Gran parte di quel tempo non è necessariamente produttivo in modo concreto – cosa che penso sia vera per molti progetti creativi. Comprende anche il pensare molto mentre si fanno altre cose (es: lavando i piatti) e giocare con molte idee che potrebbero o non potrebbero funzionare, prendere appunti e scarabocchiare bozzetti.

Con un pezzo di carta bianco davanti, la mia immaginazione non è molto stimolata. Potrei iniziare a disegnare, ma tutto finirebbe col sembrare uguale – e molto simile a cose che ho fatto in precedenza. Quindi cerco attivamente di assorbire idee e influenze dall’esterno, il che è una lezione chiave che ho imparato dopo aver illustrato per anni diverse storie di fantascienza. Le buone idee non arrivano da sole, bisogna andare a cercarle.

La ricerca – leggere, vedere immagini, giocare coi diversi mezzi – ti fornisce la libertà dalla paralisi creativa che arriva con le infinite possibilità. Ho bisogno di specifici punti di riferimento per sviluppare idee, e anche una specie di resistenza al mio “stile di base” così che io possa pensare al di fuori dei soliti schemi e imparare qualcosa di nuovo.

Dipingere e disegnare per me non riguarda la creazione ma la trasformazione. Non è come esprimere temi preconcetti o dichiarazioni già padroneggiate, ma è piuttosto un processo di scoperta leggermente sbadato, per vedere dove portano certi pensieri se vengono seguiti. So di essere sulla strada giusta quando trovo un senso di scarsa familiarità rispetto a quello che faccio di solito, e sono veramente sorpreso da come la combinazione tra disegno e parole dia un senso proprio al racconto, così da indurli a rendere qualsiasi significato attraverso la ripetizione dei disegni.

Inizi con le parole o i disegni?

È molto variabile, non c’è un “modo giusto” di iniziare con una storia che funziona o con una serie di immagini. In generale, tendo a iniziare con una o due immagini, che posso essere entrambe dei bozzetti, o immagini mentali vaghe, ma senza la minima idea del loro significato – un pesce che galleggia in mezzo alla strada, un ragazzo che dà da mangiare un mostro in un capanno, un bufalo d’acqua che punta qualcosa. Poi gioco molto con le parole per provare a “dire” qualcosa di ciò che sta succedendo, rendendo tutto allo stesso tempo ancora di più un mistero.

Scrivo molte parole e frasi sconnesse, e le mischio con piccoli disegni su molte pagine di uno sketchbook – consapevole del fatto che butterò o cambierò quasi tutto dopo. Spesso finisco con lo scrivere e disegnare tantissimo materiale, e poi riduco tutto a immagini e parole essenziali; ci costruisco sopra e poi riduco tutto di nuovo – è quasi come modellare e intagliare usando le idee.

Dopo un po’ posso decidere se quello che sto facendo ha le potenzialità per diventare un libro – è interessante a un livello sia concettuale che emotivo? è originale, e sembra dire qualcosa di vero sulla vita reale? In molti casi, la risposta è “no” e finisce lì; tuttavia ho scoperto che spesso parti di un progetto abbandonato si fanno largo nei progetti nuovi.

Se la storia e il concetto sembrano validi (e se piacciono a un editore), ne faccio una bozza, una versione provvisoria del libro con tutte le pagine, con circa le dimensioni di stampa. È pieno di disegni fotocopiati e pezzi di carta scritti attaccati con lo scotch, così da permettermi di tornare indietro e cambiare, spostare, elaborare o ridurre parti. Leggo continuamente per controllare la fluidità e i contrasti e il design del libro (dove vanno le immagini e il testo). È anche una cosa utile da copiare e mandare al mio editore per i commenti, come un “manuale d’istruzioni” per le illustrazioni e la storia finite a cui faccio riferimento durante il lungo processo di produzione, che può durare, tra alti e bassi, per anni. Durante questo periodo la bozza serve a ricordarti l’aspetto e il sentimento del progetto.

Shaun Tan si racconta. Parte TerzaCome fai a completare un’illustrazione?

Porto avanti i disegni grezzi fino al punto in cui ho un’immagine piuttosto pulita su carta che posso ricalcare su un supporto (di solito carta da acquerello di peso medio, molto liscia, preparata con vernice acrilica) usando una mina o carta copiativa bianca. La maggior parte delle mie illustrazioni non sono enormi perché devono entrare in uno scanner per la riproduzione, quindi le dimensioni sono circa un A2 – A1. Trovo sia meglio lavorare vicino alle dimensioni che vedrà il lettore, così che i dettagli non siano troppo piccoli (la maggior parte delle opere riprodotte vengono ridimensionate da una più grande).

Di solito dipingo dallo scuro al chiaro, perciò traccio linee bianche su uno sfondo grigio scuro o marrone. Faccio anche un piccolo, veloce sketch a colori dell’immagine usando i colori acrilici e i pastelli su una fotocopia del disegno iniziale, usando a volte un paio di schemi di colore differenti. Per iniziare dipingo velocemente in acrilico sottile, e continuo il processo editoriale degli sketch dove sto ancora cambiando idea (da qui l’uso di supporti opachi dove si possono coprire gli errori). Dipingo poi su questi strati in pittura ad olio, che offre un colore leggermente più ricco, e impiega più tempo ad asciugarsi, cosa che preferisco essendo lento a pitturare.

Lavoro anche con altri materiali, e in passato ho usato scratchboard, pastelli, matite colorate, guazzi, acquerelli, penna e inchiostro, incisioni su linoleum e assemblaggi (utilizzando oggetti trovati); applicandoli su carta, tela e pannelli di compensato. Uso spesso anche il collage, perché dà la possibilità a elementi inaspettati di essere introdotti in un dipinto e crea un’interessante texture, sia per l’aspetto materiale che delle idee. Recentemente ho iniziato a sperimentare combinando le tecniche tradizionali con quelle digitali. Ogni medium funziona bene per trasmettere certe idee ed effetti: è questo che influenza le mie scelte, insieme a vari esperimenti che spesso includono l’abbinamento di più mezzi.

Sei molto coinvolto nel design del libro?

Cerco di avere più input possibili sul design del libro, fino al punto di letterare a mano i libri come per L’Albero Rosso (Tunué, 2017) e La Cosa Smarrita (Tunué, 2017). Vedo spesso la tipografia e il layout come parte integrante dell’illustrazione, e come un accesso alle possibilità come lo sono la composizione e lo stile della pittura stessa; si può spostare, curvare, spezzettare, capovolgere e avere parole tagliate da qualsiasi parte. Si può davvero cambiare significativamente il senso di una parola o di un’immagine, stimolando certi pensieri.

Oltre ad essere pienamente concordi, testo e immagine non devono mai competere perché sono cose completamente diverse, così tendo a mettere meno illustrazioni dove c’è molto testo, e dove l’illustrazione ha più significato riduco il testo di conseguenza, occasionalmente togliendolo del tutto.

L’illustrazione di copertina è sempre l’ultima cosa che faccio e la considero la meno importante per la storia, anche se, ovviamente, è importante sotto altri aspetti. Serve per far interessare il lettore al libro, specialmente se appare diversa e insolita. Deve rappresentare per certi versi l’intera storia, dato che è l’immagine che molti lettori vedranno apparire sugli scaffali, in ogni recensione di giornale o rivista, persino nella memoria del lettore. Le persone giudicano il libro dalla copertina!


I libri

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Autore dell'articolo: Claudia Papaleo