Shaun Tan si racconta. Parte prima

Shaun Tan si racconta
L’universo illustrato di Shaun Tan è un intrico di segni e di mondi sospesi che, attraverso sogni, collage, animali volanti, città abitate da macchine magiche e vive, ma anche da bambini persi e adulti alla ricerca di una nuova casa, sa raccontare l’intimo di un cuore, quando il cuore batte, e quello della mente, quando la mente domanda, riflette e vola lontano.

Da oggi vi faremo conoscere questo mondo attraverso la voce dell’autore, che ha raccontato quali sono le fonti d’ispirazione, le tecniche di lavoro e le ragioni che muovono le sue storie in una lunga intervista pubblicata sul suo blog. In queste settimane l’abbiamo tradotta per voi e divisa in puntate, ognuna incentrata su un tema. 

Buona lettura!


Quali libri ti hanno influenzato di più da bambino?

È piuttosto difficile rispondere perché le cose che hanno influenzato di più il mio lavoro sono probabilmente anche quelle che do più per scontato. Qualcosa di semplice come la disponibilità di colori e matite potrebbe essere più importante di qualsiasi libro (mio padre era un architetto e a mia madre piaceva dipingere gigantesche immagini della Disney sulle pareti delle nostre camerette). In generale ho avuto un’infanzia veramente felice e piena di immagini e storie.

Mia madre leggeva un bel po’ a me e a mio fratello quando eravamo piccoli, e cose di tutti i generi. I miei genitori non sono tipi “letterari”, e così leggevamo qualsiasi cosa fosse sotto mano in termini di storie, senza troppa discriminazioni o orientamento (come era nel caso della TV e dei film). Una storia che mamma mi leggeva che mi è davvero rimasta impressa è La fattoria degli animali di George Orwell, deve aver pensato che fosse un libro per bambini. Nessuno di noi ha riconosciuto la satira sulla politica sovietica, ma tutti abbiamo pensato che fosse una storia fantastica, e il fatto che non avesse un lieto fine l’ho trovato sorprendente, inquietante e, ricordo, abbastanza soddisfacente! Penso ancora molto alla Fattoria degli animali, come a un punto di riferimento sia per la mia scrittura che per le mie illustrazioni – è un libro semplice, assurdo e sincero. Raggiunge anche un’universalità al di là di ogni riferimento satirico specifico, un commento sulla natura umana universale; come dimostra il fatto che potesse piacermi da bambino. Uno dei miei primi libri illustrati, The Rabbits, ha un leggero sentore orwelliano a ripensarci, probabilmente un risultato di quella precoce influenza.

Shaun Tan si racconta
Per quanto riguarda i libri illustrati, c’era un libro di poesie horror chiamato The Headless Horseman Rides Tonight, scritto da Jack Prelutsky e illustrato da Arnold Lobel con disegni a penna e inchiostro spaventosi ma anche esilaranti. Riesco ancora a ricordare quelle immagini chiaramente, e ho preso in prestito molto spesso quel libro dalla biblioteca. Qualsiasi cosa su mostri, spazio cosmico o robot mi ha sempre attratto. Il primo libro che ho mai comprato, con i miei risparmi di una vita all’età di sette anni, è stato un libro illustrato di dinosauri, che guardavo per tutto il tempo, da cui copiavo i disegni e memorizzavo rigorosamente tutti i nomi dei dinosauri.

Shaun Tan si racconta
C’era anche I misteri di Harris Burdick di Chris Van Allsburg che da adulto ammiro ancora come esperimento di libro illustrato ideale – un’intera serie di frasi frammentate e singolari, strani disegni mai interamente spiegati. Mi piace anche Fungus the Bogeyman di Raymond Briggs, ma ho scoperto molti dei suoi libri da adulto (e ne sono stato abbastanza influenzato). Ci sono anche un certo numero di immagini di Quentin Blake che mi sono rimaste impresse – in particolare una su una rana alimentata a marmellata – ed ero un grande fan di qualsiasi cosa di Roald Dahl.

Dopo (sui 10-12 anni) ricordo di essere rimasto colpito da Lo Hobbit e una trilogia di libri di John Christopher su un mondo invaso centinaia di anni fa da giganti e robot sentinelle che tutti accettavano per normali: The White Mountains, The City of Gold and Lead, The Pool of Fire. Da adolescente sono stato influenzato soprattutto dalle storie brevi di Ray Bradbury, erano come strani sogni o fiabe per adulti, che probabilmente hanno rafforzato il mio interesse nella science-fiction e nel fantasy come mezzi per comunicare idee. I miei preferiti erano Le locuste d’argento e L’uomo illustrato – in molti modi il mio libro Tales from Outer Suburbia accenna a queste antologie.

Shaun Tan si racconta
Visivamente sono stato influenzato di più da film e TV; i primi film di Star Wars più per il design che per la storia, e certi film fantasy come Dark Crystal (da cui ero ossessionato quando avevo circa dieci anni). Guadavo anche molto Doctor Who, Star Treck e show del genere, ma non ne sono mai diventato un assiduo seguace. Ero molto più interessato a The Twilight Zone, penso perché era un “vero mondo” di fantasia con una piccola struttura simil-fiabesca. Una delle ragioni per cui oggi faccio libri illustrati è che sono più interessato alle storie filosofiche molto brevi: i libri illustrati sono perfetti per questo.

Penso che tutte queste cose, e molte altre, mi abbiano influenzato. Di alcune di esse sono cosciente, ma probabilmente della maggior parte no – hai solo la sensazione che un dipinto o una storia “funzioni” perché sembra giusta, e questa sensazione scaturisce da un misto di esperienze di vita di prima mano e di modelli di narrazione e immaginazione forniti da libri, TV, film e così via; cultura, arte, lingua. Non faccio molta differenza tra “arte elevata” e “cultura popolare” – tutto ciò che accade deve solo essere interessante e memorabile.

Continua…


I libri

 

 

Autore dell'articolo: Claudia Papaleo