Lucca Comics & Games 2017 | Gli ospiti internazionali Tunué

Lucca Comics & Games 2017

La settimana scorsa vi abbiamo detto che per i prossimi quattro mesi vi avremmo svelato i particolari della nostra Lucca Comics & Games 2017.
Siccome una promessa è una promessa, e non riusciamo più a tenere il segreto, Siore e Siori: ecco a voi gli autori internazionali che troverete allo stand dal 1 al 5 novembre:

 

PACO ROCA

Lucca Comics & Games 2017

(Valencia, 1969). Nel 2001 pubblica il suo primo graphic novel, Il gioco lugubre, un’interpretazione perturbante della vicenda artistica di Salvador Dalí. Nel 2007 raggiunge la piena popolarità grazie a Rughe, una poetica storia sull’Alzheimer che vince numerosi premi nazionali e internazionali. Nel 2013 si aggiudica il Romics D’Oro e nel 2016, con La casa, il Premio Boscarato. Sempre con Tunué sono usciti: Il faroL’inverno del disegnatore, Emotional World TourMemorie di un uomo in pigiama, I solchi del destinoAvventure di un uomo in pigiama.

 

TONY SANDOVAL

Lucca Comics & Games 2017

(Esperanza, Messico, 1973). Inizia lavorando con agenzie di grafica e design per poi rivolgersi al mondo dell’illustrazione e del fumetto, grazie a una serie di progetti realizzati soprattutto in Francia. Dal 2011 la Tunué ha pubblicato tutti i suoi graphic novel: Il cadavere e il sofà,  NocturnoDoomboy (Prix “Coup de Coeur” al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême), Oltre il muro, Echi invisibili, Mille tempeste Appuntamento a Phoenix.

 

DAVID RUBÍN

Lucca Comics & Games 2017

(Ourense, 1977). Fumettista spagnolo dal tratto dinamico ed esplosivo, quasi tutti i suoi titoli portano il marchio Tunué: Dove nessuno può arrivare, La sala da tè dell’orso malese, L’Eroe, Beowulf. Il suo stile di disegno fortemente influenzato dai maestri americani, Kirby in parti- colare, gli ha permesso di iniziare proficue collaborazioni con case editrici statunitensi, per cui sono usciti The Rise of Aurora West, The Fall of the House of West, The Fiction ed Ether, di prossima uscita per Tunué.

 

ENRIQUE FERNÁNDEZ

Lucca Comics & Games 2017

(L’Hospitalet de Llobregat, 1975). Inizia la sua carriera firmando gli storyboard dei lungometraggi animati di El Cid, la leyenda (2003) e Nocturna (2007). Nel 2004 debutta nel mondo del fumetto. Lavora con lo scrittore David Chauvel per l’adattamento de Il Mago di Oz (Tunué, 2012) e realizza Les Libérateurs, pubblicato dalla casa editrice svizzera Paquet e da Glénat in Spagna. Nel 2009 scrive e disegna L`île sans sourire, pubblicata da Tunué nel 2014 con il titolo L’isola senza sorriso. Nel 2012 inizia la campagna di crowfunding per realizzare il graphic novel Brigada #1 e a seguito dello straordinario successo (raccoglie ben 50.000 euro) l’anno successivo parte la campagna volta alla realizzazione dell’attesissimo Brigada #2Nello stesso anno, sempre per la collana Tipitondi della Tunué, esce Aurore. Il so ultimo libro tradotto in italiano è I racconti dell’era del Cobra (Tunué, 2014)

Tunué a Lucca Comics & Games 2017 | Il festival internazionale del fumetto

Tunué a Lucca Comics & Games 2017

Tunué a Lucca Comics & Games 2017 
Dall’1 al 5 novembre saremo al festival internazionale del fumetto

Mancano poco più di quattro mesi all’inizio di Lucca Comics & Games 2017, il festival internazionale del fumetto, del cinema d’animazione, dell’illustrazione e del gioco. Anche se a molti potrà sembrare un lasso di tempo infinito, qui in redazione si vive già nel traffico costante di mail, telefonate, appunti appuntati ovunque, riunioni fissate e improvvisate davanti al distributore del caffè o ai computer dei nostri grafici.

In questi giorni, infatti, si scelgono le immagini che avvolgeranno lo spazio del nostro stand e dello stand si valutano la posizione e le dimensioni; si pensano gli incontri, si lavora alle copertine e all’impaginazione delle novità, e delle nuove edizioni, che presenteremo a tutti voi.

A questo proposito abbiamo deciso di raccogliere tanti materiali per svelare e raccontare, di settimana in settimana, e fino al 1 novembre, chi saranno gli autori nazionali e internazionali che abbiamo invitato per l’occasione e che cosa troverete nelle storie che hanno scritto e disegnato negli ultimi mesi.

Possiamo dirvi fin da subito che vi aspettano avventure per mari tempestosi e forse popolati da un mostro leggendario, che non mancheranno porte mistiche e viaggi interdimensionali, bambine con lampadine al posto del cuore, racconti di fratellanza e migrazione, un papà goffo e combina guai e un vecchio alle prese con un’improbabile maledizione.

Durante i cinque giorni della fiera incontrerete un signore che ama lavorare in pigiama e guardare cosa porta il mare dall’alto di un faro, lo zio di un lupo italiano tutto blu, un tizio che dedica ascoltando musica metal, un rocker amante dell’epica, e un ragazzo occhialuto che fa vorticare i colori meglio di chiunque altro.

Vorremmo già dirvi di più, ma è arrivata l’ora di andare in riunione, quindi vi consigliamo di tenere d’occhio il nostro blog e la nostra pagina facebook, perché nei prossimi giorni ne posteremo delle belle.

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STAY TUNUED!

Il mio primo Tunué | Carla Gambale racconta Beowulf

Beowulf

Il mio primo Tunué
Carla Gambale, cofondatrice di Tararabundidee,
racconta Beowulf

Il mio primo Tunué: Carla racconta Beowulf di Santiago García e David Rubín.
Buona lettura!

Carla Gamberale | Recensione di Beowulf

Il mio primo Tunuè è un libro a cui sono molto legata perché è stato uno degli acquisti del mio primo Salone del Libro di Torino oltre a essere una delle mie prime graphic novel. Stiamo parlando di Beowulf, adattamento a fumetti di Santiago García e David Rubín dell’omonimo poema epico inglese dell’VIII sec.
In questi giorni torridi è bello immergersi in questo libro, ambientato nella fredda e nevosa Danimarca. Qui, precisamente nel villaggio di Heorot, il Grendel, mostruosa e violentissima creatura, sta decimando la popolazione. Per affrontare un simile essere non basta un umano qualsiasi, serve un eroe, ecco allora che entra in scena Beowulf, nipote del re dei Geati abitanti della Svezia Meridionale. Mentre nel poema epico Beowulf appare eccezionale anche nelle sue dimensioni fisiche, essendo paragonato ad un gigante dalla forza sovrumana, nel fumetto mantiene proporzioni standard e questo fa sembrare le sue azioni e le sue vittorie ancora più eroiche. Beowulf rimane l’eroe, potente come nel poema, ma nel fumetto diventa uomo tra gli uomini,  caratterizzato da sentimenti umani quali la preoccupazione e la paura.

La scrittura è molto essenziale; i disegni sono spettacolari. C’è un contrasto continuo con il freddo e la neve bianca ed il colore predominante che è il rosso: il rosso del sangue, della carne, del Grendel. Grazie a questo fumetto ho conosciuto Rubín e il suo modo di disegnare originale e dettagliato. Le tavole in assoluto più belle sono quelle in cui appare il mostro e le doppie splash pages in cui si sviluppano due piani visivi: in uno il lettore vede ciò che vedono gli uomini e nell’altro il lettore riesce a guardare con gli occhi del mostro, che vede gli uomini solamente come un ammasso di carne.
Trasportare a fumetti un classico dei classici e renderlo accattivante, coinvolgente e spietato, dev’essere stata una bella rogna, ma il lavoro che i due autori hanno fatto è magistrale.

Colonna sonora:

The snow falls hard and don’t you know?
The winds of Thor are blowing cold, they’re wearing steel that’s bright and true, they carry news that must get through.
They choose the path where no-one goes.
They hold no quarter”

Trovare la musica giusta per questa lettura non è stato facile, c’è bisogno di qualcosa che trasmetta la minaccia del Grendel, il freddo Danese ed anche il distacco e il coraggio di Beowulf e allora la scelta è caduta su No Quarter” dei Led Zeppelin.

BIO
Nasce ad Avellino nel 1994. Nel 2014 si trasferisce nella capitale, dove si laurea in Scienze Archeologiche. Fin da piccola ha una grandissima passione per la lettura, che la spinge nel 2016 ad aprire il blog Tarabundidee dove parla di libri, fumetti e serie tv insieme a George Hautecourt. Collabora anche con il Book Bloggers Blabbering, unione di bloggers che si propone di promuovere l’editoria indipendente italiana.

Tararabundidee
Book Bloggers Blabbering

Tunué intervista Omar Martini Scouting e traduzione

The fiction edito da Tunué

The Fiction vede il ritorno dell’estro grafico di David Rubín, disegnatore apprezzato per lavori come Beowulf e L’Eroe, tutta la sua produzione è stata portata in Italia da Tunué.
La storia porta la firma dello sceneggiatore Curt Pires.

Alla traduzione del graphic novel, vero e proprio omaggio al libro come contenitore di storie fantastiche, troviamo il nome di Omar Martini; i forti appassionati di fumetto conosceranno senz’altro la figura professionale, tra le più influenti degli ultimi anni nell’editoria a fumetti.
Fondatore, con Luca Bernardi, della casa editrice Black Velvet; che lanciò numerosi artisti stranieri e italiani del panorama indie dei graphic novel.
A seguire capo produzione e redattore per la Coconino Press.

1) Quali opere conoscevi di David Rubín?

«Non conoscevo tutte le opere pubblicate di David Rubín, anche perché, come Tunué, ne avete pubblicate moltissime, e non riesco mai a essere in pari con tutti i libri belli che vengono pubblicati! Avevo comprato il suo Beowulf, e anche La sala da tè dell’orso malese; poi, per i miei spiccati interessi anglofoni, ho apprezzato il suo lavoro sui due volumetti collegati alla saga di Battling Boy scritta da Paul Pope. È un disegnatore molto interessante, di cui apprezzo lo stile grafico estremamente dinamico, ma soprattutto la sua forte attenzione allo storytelling e alla ricerca di nuove soluzioni per raccontare in modo sempre nuovo e originale quello che deve illustrare. Ho conosciuto il suo lavoro casualmente, ma è uno di quegli autori di cui ora cerco di seguire tutto quello che esce.»

2) Com’è stato confrontarsi con uno dei nomi di spicco del fumetto europeo?

«Diciamo che per l’apporto che ho dato a questo libro, l’incontro con Rubín è stato “laterale” dovendo confrontarmi con il suo “compagno d’avventure”. Ho quindi cercato di mantenere la secchezza e l’immediatezza dei dialoghi che si sposavano con il disegno e le diverse situazioni che passavano indifferentemente dal registro onirico, a quello dinamico a quello fantastico. Una bella sfida, insomma.»

3) Potresti darci un punto di vista sull’editoria a fumetti, nel suo stato attuale?

«Ammetto che, vivendo ormai da due anni fuori dall’Italia, non ho una conoscenza approfondita per poter esprimere un giudizio.
Da quel poco che mi è sembrato di vedere, l’impressione è che, nel quadro generale, non ci siano stati tanti cambiamenti…
…ma questo non mi sembra molto realistico, per cui sicuramente mi mancano molti elementi per dare un giudizio. È possibile che le azioni delle grandi e medie case editrici non siano cambiate molto – spesso, con certe dimensioni, la pianificazione è effettuata con un certo anticipo e quindi gli effetti si notano sul lungo periodo – ma quello che mi interessa particolarmente è quello che avviene in quelle che possono essere considerate le piccole realtà: in molti casi è da lì che possono venire molte novità interessanti.»

4) Qual è il compito di un buon editore di fumetti, e quale azione deve compiere in primis per far conoscere nuovi autori, che operano sotto la superficie del mercato mainstream?

«Probabilmente non sono la persona più adatta nell’indicare quello che dovrebbe fare un buon editore di fumetti, però ritengo che dovrebbe bilanciare il proprio operato entro due direttive: fare delle scelte di programmazione e gestione dell’azienda che abbiano come obiettivo quello di far quadrare i conti, ma anche – o forse soprattutto – credere nell’opera degli autori che decide di pubblicare. Se ci crede, allora si arriva alla seconda parte della tua domanda. Viviamo tempi complessi e complicati. La promozione non è più costituita dal contatto con il semplice giornalista a cui fai arrivare notizie e copie staffetta dei libri per avere l’articolo, e dalla semplice presentazione del libro in un ambiente – fiera o libreria – dove i lettori si avvicinano all’autore stesso. È un lavoro costante, che inizia durante la lavorazione del libro, in cui sia editore che autore sono interessati a far parlare di quello che si sta preparando – senza spoilerare troppo, ovviamente – continua con l’uscita del volume – la promozione “classica”, insomma – e non si esaurisce lì, perché prosegue, quando possibile, con la continua ripresentazione delle opere dello stesso autore che si sta pubblicando. Ormai, considerata la marea di proposte e l’utilizzo dei social media, l’interazione tra editore ed autore deve diventare un tutt’uno, dove non ci si può permettere di lasciare solo a una delle due parti la promozione. Tutti e due devono essere attivi, e non ci si dovrebbe mai dimenticare della presenza di nessun titolo.
Inoltre, a seconda dell’argomento del libro, bisognerebbe cercare nuove strade per raggiungere quei lettori che non conoscono la pubblicazione.
È sicuramente un lavoro difficile, duro, in cui bisogna essere creativi e cercare di pensare fuori dagli schemi – “out of the box”, come dicono in inglese -, e dove i risultati veri non li vedi certo subito ma, come minimo, nel medio periodo…
…però sono convinto che in questa maniera si potrà lasciare il segno.»

Tunué intervista Omar Martini
Hicksville, Dylan Horrocks

5) Quali sono secondo te i criteri che un traduttore deve avere per lavorare su un’opera a fumetti?

«Cercare di riprodurre nella propria lingua il testo e le sue sfumature. A volte però nel fumetto questo obiettivo può risultare complicato per due fondamentali ragioni: lo spazio che hai a disposizione nel balloon, poiché l’inglese può essere molto più sintetico dell’italiano, e la tentazione di restare troppo “fedele” al testo originale. Bisogna avere un’ottima conoscenza sia della propria lingua madre che di quella da cui si traduce. L’inglese, per esempio, ha una punteggiatura diversa dalla nostra, ha espressioni completamente diverse da noi e un modo di porre domande o rispondere che hanno meccanismi completamente diversi dai nostri. Spesso il tono della voce aiuta, e ovviamente con un fumetto devi cercare di interpretarlo. Una delle espressioni che più mi divertono e che incarnano questa difficoltà di resa è la parola “seriously” che, in tono interrogativo, può significare “davvero?”, come pure “dici sul serio?”, ma anche il suo opposto “ma stai scherzando?”.
Con il fumetto ritengo, poiché fortemente basato sui dialoghi, che una conoscenza diretta della lingua, sviluppata nelle nazioni dove viene parlata, sia fondamentale per comprendere meglio quelle sfumature che nessuna scuola o corso riuscirà mai a insegnarti.
Questo “insegnamento sul campo” poi ti impedirà di usare espressioni che esistono solo nei film, per ovvie ragioni di sincronizzazione di labiale, ma che nessuno in italiano dirà mai, come il diffusissimo “fottuto” per tradurre “fucking”… a meno di non voler sembrare molto “cool”.»


6)
Come prese piede la linea editoriale di Black velvet, e in particolar modo lo scouting che fece conoscere i nomi di punta della scena indipendente del fumetto americano e non solo?
Tra tutti viene in mente Dylan Horrocks e il suo Hicksville.

«Con Luca Bernardi, colui che sarebbe diventato il co-fondatore di Black Velvet, tra le cose che ci legavano c’era la forte passione per i fumetti e, dopo anni di letture di fumetti di ogni tipo – ma, fondamentalmente, sempre legati al genere – ci venne spontaneo iniziare a esplorare quelle case editrici e quegli autori che stavano portando avanti un discorso autoriale diverso. La nostra era diventata un’esigenza naturale, una continua ricerca di storie – all’inizio soprattutto di taglio quotidiano e/o autobiografico – che potessero coinvolgerci come lettori, in prima battuta, e poi che potessero essere interessanti anche per un pubblico che non leggesse necessariamente fumetti. Sebbene avessimo cominciato anche con degli albi spillati, fin dall’inizio quello che ci interessava era il formato “libro”. All’epoca non si era ancora diffuso il termine “graphic novel” e le case editrici che in quel momento erano interessate a pubblicare libri a fumetti, che non fossero i classici “album” alla francese, non erano tantissime. Con questa idea, quindi, iniziammo a cercare nuovi titoli. Era quasi una gara, la nostra, a cercare gli autori più sconosciuti, e ci scambiavamo vicendevolmente giudizi su questo o quel fumetto che avevamo letto: se ci era piaciuto, se poteva considerarsi una lettura adulta, oppure se ricadeva sempre in un atteggiamento vagamente adolescenziale – tieni presente che eravamo reduci da anni di letture di fumetti di super-eroi e che stavamo abbracciando a piene mani il discorso, portato avanti soprattutto da Fantagraphics Books, di un fumetto che riuscisse a slegarsi da certi meccanismi seriali e produttivi, nonché che potesse avere ambizioni di voler raccontare qualcosa di diverso, qualcosa che avesse aspirazioni di non ripetere all’infinito gli stessi meccanismi legati all’avventura. Anche da queste “gare di letture”, da queste interminabili discussioni, nacque Black Velvet e la scelta, spontanea e inevitabile, di pubblicare i libri che ci sembravano belli e che, in quel momento, nessun editore sembrava interessato a pubblicare. Quando iniziammo a muovere i primi passi, non smettemmo di cercare voracemente libri che, come prima cosa, ci piacessero e poi, in seconda istanza, potessero sembrare delle scelte editoriali plausibili. Il nostro strumento indispensabile, visto che all’epoca internet non era sviluppato come adesso, era il catalogo “Previews”: lo consultavamo ogni mese, ordinavamo i libri che ci sembravano interessanti e poi facevamo le nostre scelte.
Per tornare al libro da te citato, ricordo che lessi Hicksville durante uno dei tanti viaggi tra Bologna e Treviso e ne rimasi folgorato. Da lì, la decisione di contattare Dylan Horrocks e pubblicare il suo libro. In maniera analoga, è successa la stessa cosa con Ehi, aspetta… di Jason: lo lessi una domenica pomeriggio e ne fui talmente colpito che scrissi immediatamente un’e-mail all’autore perché dovevamo assolutamente pubblicare quel libro.
Erano innamoramenti, scelte casuali, istintive basate fondamentalmente su quello che sembrava fosse estremamente bello, che dovesse essere pubblicato in Italia, ma che aiutasse anche a raggiungere quel pubblico che eravamo convinti che esistesse, e che potesse passare indifferentemente da un romanzo a un libro a fumetti.

L’inizio, come accennavo prima, fu legato all’interesse che Black Velvet aveva nei confronti del fumetto statunitense, poi però il discorso si allargò al fumetto italiano, al fumetto di lingua inglese ma non necessariamente proveniente dall’America, e poi al fumetto di altre lingue. Per non parlare poi dei libri sul fumetto – per discutere degli autori di fumetti in maniera più approfondita e con strumenti più accurati -, dei libri per ragazzi e della riproposizione di alcuni classici. Anche in questo caso, l’obiettivo di Black Velvet non era di parlare solo ai lettori di fumetti, ma ai lettori in generale. L’autore “classico” ci interessava per quello che era ancora in grado di trasmettere e raccontare al lettore contemporaneo, non per l’eventuale importanza storica che poteva avere. Volevamo cercare di raggiungere il numero più alto di lettori possibile, e magari con l’ambizione e la presunzione di aggiungerne qualcuno in più.
Da queste idee, dagli importanti contributi portati dalle persone che hanno lavorato duramente all’interno di Black Velvet come Alberto Corradi, prima, e Sergio Rossi, poi, che si è formata, evoluta e delineata la linea editoriale di Black Velvet.»